Architetto sì, architetto no. Come scegliere il professionista giusto.

Dieci anni fa abbiamo aperto in Svizzera il nostro atelier, trasferendoci dall'Italia. Abbiamo scoperto che gli svizzeri sono attratti dall'arte italiana, molto più di quanto già avessimo potuto vedere in precedenza, venendo qua come semplici visitatori.

Abbiamo potuto apprezzare l'interesse dei più esigenti, tra i nostri clienti potenziali. Tuttavia, i proprietari di immobili di pregio preferiscono rivolgersi a consulenti come architetti, designer d’interni, professionisti del design, per avere una guida valida e un sostegno nel creare ambienti che li rappresentino, e garantiscano loro il comfort che cercano.

Un’azienda vuole che la propria sede e i propri uffici abbiano un'immagine corrispondente al proprio brand, che facciano un’impressione positiva ai clienti e ai propri partner, e possibilmente che contribuiscano a consolidare la propria immagine, meglio ancora a farla crescere.

Un privato ha degli obiettivi simili; in più, vuole soddisfare un’esigenza personale di bellezza, piacere e unicità.

Il fattore comune è che il professionista sia all’altezza del ruolo e della fiducia che il cliente gli conferisce; deve saper aiutare il cliente ad affermare e mantenere il ruolo e lo status che egli ha conseguito, nell’ambiente sociale al quale appartiene.

Quando si sceglie di costruire una casa, tutte le scelte sono importanti. Per questo tipo di clienti la casa non è mai soltanto un posto dove dormire al caldo. È l'espressione di sé, rappresenta chi è, cosa ha saputo fare e cosa ha ottenuto.

Quando riceve i suoi amici, colleghi o conoscenti, non è la stessa cosa se li ospita al suo club, in un locale pubblico, o a casa propria. Ciascuno di questi locali "parla" di colui che dà il ricevimento; ma la casa è quella che parla di più. Gli ospiti "entrano" nella vita del padrone di casa, lo conoscono, lo vedono simile o diverso da sé stessi.

Tutto questo si esprime tramite un linguaggio visivo, di scelte di oggetti, stili, accostamenti, colori, materiali, forme. Tutte cose che pochi clienti sanno gestire da sé. Anzi spesso – e questa è nostra esperienza specifica – i clienti hanno una vaga idea di ciò che vorrebbero, fanno degli esempi, cercano di esprimersi per analogie; perché essi stessi non padroneggiano il linguaggio visuale.

Il consulente giusto è colui che recepisce sia le richieste esplicite sia quelle inespresse, e le traduce in proposte concrete e valide. Per usare un esempio che risale a Socrate, è come una levatrice, che aiuta il cliente a far nascere, non un bambino in questo caso, ma un'idea di forme colori e materia: la casa giusta proprio per quel cliente lì, e nessun altro.

Doti necessarie sono la sensibilità personale, una capacità comunicativa fuori dell'ordinario, la solida formazione professionale, una cultura internazionale, la conoscenza del passato e dei predecessori, un’attenzione per le novità, una buona dose di self-confidence e la capacità di scovare soluzioni che uniscano eleganza, esclusività, unicità e anche utilità se necessaria.

Un’altra caratteristica è saper uscire dagli schemi, da quella che si chiama “zona di comfort” dove tutto è già fin troppo sperimentato, scontato e troppo spesso di moda.

Non è da tutti saper rischiare coraggiosamente proponendo soluzioni nuove, creative e fuori da noiosi standard del gusto.

Ma il cliente esigente, che vuole scegliere il meglio e vuole che si veda, non ha molta scelta: deve affidarsi a un consulente "speciale".

Distinguersi e affermare la propria personalità.

Chi veramente vuole vantarsi di possedere nel proprio immobile un oggetto, una decorazione o un’opera unica, preziosa e di lusso, dovrà necessariamente affidarsi ad una figura con una solidissima conoscenza dei materiali e delle possibilità, ma assolutamente fuori dalle schematizzazioni.

E poi seguire con fiducia le indicazioni del consulente scelto.

Cosa sarebbe accaduto se non ci si fosse fidati di professionisti come Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Carlo Scarpa, Gio Ponti?

Il loro operato sarebbe passato sicuramente inosservato e non avrebbe avuto alcuna chance di entrare nella storia dell’architettura e del design.

Solo per citare alcune opere di architettura e design in Svizzera, gioielli appartenenti al patrimonio storico e dell’umanità:

  • Villa Jeanneret-Perret -la Maison Blanche- a La Chaux-de-Fonds, di Le Corbusier;
  • Villa Seerose a Horgen, di Konrad von Muralt;
  • Villa Streiff a Goldbach-Küsnacht, di Otto Zollinger;
  • Villa Zentner a Zurigo, con il re-design di Carlo Scarpa.

Uscire dagli schemi può essere un azzardo ma sicuramente il risultato finale non apparirà banale, scontato e comune.

Il risparmio non è un’opzione valida.

Anni fa – eravamo ancora in Italia – ci venne chiesto di progettare una decorazione musiva di oltre 30 mq in un ambiente pubblico.

Il committente ebbe da ridire sul budget presentato, gli appariva troppo elevato.

D’accordo con il suo architetto, ripiegò per una scelta più economica.

Dopo anni ci giungono ancora voci di insoddisfazione per la scelta non ottimale dei materiali, per il risultato ottico-visivo inadeguato, e per l’instabilità dell’installazione.

Il pubblico non ha approvato, l’opera respinge i visitatori e ha fallito lo scopo di aumentare l’affluenza al luogo.

Un disastro annunciato.

Il proprietario di immobile, che vuole un'esperienza visuale esclusiva, deve essere disposto a spendere ciò che serve, per procurarsela. Il risparmio non è un argomento da mettere sul piatto della bilancia.

Non sempre un prezzo alto è garanzia di alto valore. Ma è sempre vero il contrario: le cose che valgono di più, hanno un costo elevato.

Informarsi e fare domande non è offensivo.

Scegliere il professionista adatto non è sempre un percorso semplice.

Vanno valutati il curriculum, le referenze ottenute, eventuali pubblicazioni e articoli sul suo operato. Ma non basta.

Quante volte accade che una persona, che sulla carta sembra avere ottimi titoli e referenze, quando la incontriamo risulta insopportabile: non riusciamo proprio a stabilirci un rapporto.

Un professionista deve essere disposto a incontrare il cliente, a parlare con lui, ad ascoltarne le esigenze; deve essere aperto al confronto. Tutti questi sono elementi da non sottovalutare.

È lecito informarsi su quali materiali il professionista propone, ottenere delle garanzie di qualità, conoscerne la provenienza, l’impatto ambientale e sulla salute, la durevolezza. Sono anche questi elementi da valutare, fondati sull’esperienza diretta del professionista o comunque dimostrabili con adeguati documenti.

Talvolta il professionista potrebbe sentirsi a disagio o infastidito se gli vengono fatte domande su questioni tecniche; questo non è un buon segno. Domandare è lecito, se lo si fa con discrezione e rispetto.

Un professionista che sfugge alle domande o all'incontro personale, quasi certamente non è quello giusto.

L’umiltà è sinonimo di grandezza e levatura morale, la superbia non è mai una buona cosa. Parliamo chiaro: il cliente fa un doppio investimento, da una parte sicuramente una quantità importante denaro, ma dall'altra anche le proprie emozioni, i propri sogni e desideri. È cosa saggia che il consulente sia disponibile al dialogo.

Rispetto reciproco, apertura e chiarezza d’intenti, ecco la ricetta vincente.

Pregio, è la parola d’ordine.

Come abbiamo appena visto, richiedere la consulenza di un professionista e assicurarsi di ottenere l’oggetto, il design o la decorazione dei desideri, è quasi sempre un investimento notevole; quindi vale la pena di esser ben orientati verso una scelta di altissimo pregio, che dia le dovute garanzie di unicità e durevolezza, oltre che di bellezza, eleganza ed armonia.

A chi affiderete il vostro prossimo progetto dei desideri?

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